Ho 27 anni sono arrivata da Tivoli, ho due belle figlie e mi sono separata un anno fa. Sono arrivata all’occupazione di Metropoliz nei primi tempi. Qua ho conosciuto il mio compagno e adesso aspettiamo un figlio maschio, Khaled. Come lavoro faccio assistenza agli anziani e pulizia, io sono il sostegno economico della famiglia e quindi devo lavorare fino all’ultimo giorno della gravidanza, ormai sono al ottavo mese. Qui mi trovo bene, la casa che stiamo sistemando insieme è bella. Forse andrei via da Metropoliz per trovare un posto più tranquillo dove crescere nostro figlio. Vorremo andare in Francia perché li c’è la sorella di T., lui è dal Marocco e per lui lavorare è la cosa più importante in questo momento. Speriamo di trovare li un posto tranquillo.
mercoledì 10 novembre 2010
S.
T.
Sono venuto dal Casablanca in Marocco, è una città bellissima, piena d’incanto. Sono arrivato prima a Pescara, non sapevo nulla solo avevo questa idea di venire a lavorare in Italia. Sono tecnico in ascensori, ho lavorato con
Noi usiamo molto gli spazi, io vado alla scuola d’italiano, là ci manca tutto, i banchi qualche posto per i computer. Mi piacerebbe anche che ci fosse un internet point, siamo giovani e ci piace navigare in internet. Io mi vedo dei film, ascolto musica. Ad esempio guardate questo documentario che ho io di quando siamo entrati a Metropoliz è molto ben fatto.
Sarebbe importante anche sistemare spazi per lo sport, una palestra, un posto dove possiamo giocare anche noi adulti, a calcio, ed altre cose.
G.
Io sono un veterano delle occupazioni, questa è la mia terza occupazione, solo che questa volta è anche una situazione difficile. Perché mi sono separato ho due bambini piccoli uno di 8 anni e uno di 2 e mezzo, quando una famiglia si separa non è bello. Ma io vorrei che qui ci fossero degli spazi belli perché loro vengano a trovarmi. Le occupazioni sono una soluzione reale per noi. Nelle prime occupazioni nelle quagli sono stato eravamo tutti italiani. Ormai siamo di tutto il mondo, ma gli italiani ormai non capiscono queste situazioni di difficoltà.
Io cerco di capire e andare d’accordo con tutti. I rom sono una realtà interessante, loro hanno il fuoco e al pomeriggio, in serata si mettono a chiacchierare intorno, una volta sono andato e mi hanno detto ognuno si porta la propria bevanda, mi sono portato il mio vino da casa, e ci siamo fatti due chiacchiere. Soprattutto tra di loro, io li ascoltavo ed ogni tanto qualcuno mi traduceva cosa dicevano, nella mia esperienza la cosa importante è il rispetto tra di noi. Poi le occupazioni permettono a tutti noi, chi sta in mezzo la strada di avere un tetto. Certo bisogna imparare a convivere, non è facile, ma ci sono le assemblee in cui ognuno piano piano deve parlare, come si dice a Roma “chi non parla testa di cucuzza”.
Siamo circa 60 famiglie, e certo lo spazio non manca, pero bisogna sempre lottare per mantenere quello che si guadagna, devi manifestare per fare sentire i tuoi problemi. Le occupazioni, entrare e prendere i posti vuoti ormai è un tema di sopravivenza, ma dopo bisogna adibirli ad allogi, avete visto cosa è questa fabbrica. La situazione è disperata, una signora si è legata alla statua del campidoglio per denunciare che non aveva casa. Con Alemanno tutto è peggiorato, non c’è più dialogo e per noi non ce soluzione, nessuno ci pensa a noi.
Qui dentro non ci lasciamo stare, la squadra ad esempio, io sono vetraio, da quando ero piccolo, ci sono i falegnami, muratori, elettricisti, saldatori, per me che sono disoccupato da tre anni, è una forma di lavoro che mi piace. Anche qua siamo complementari. I rom hanno pulito tutto, il rame, il ferro, ma a un certo punto ci siamo accordati per vendere il ferro e dividere tutto per aiutare ad ogni famiglia a migliorare la propria casa. La fabbrica si è dopo riempita di murales dei ragazzi delle borgate Tor Bella Monaca , ed altre qua in torno, sono veramente belli.
R.
martedì 9 novembre 2010
Lucio
Prima di arrivare a Roma, sono stato in Turchia e in Grecia. Sono arrivato in Italia nel 2002 e inizialmente ho preso in affitto una stanza, adiacente a quella di mia sorella, per la quale pagavo € 600 al mese. In Italia inizialmente vivevo meglio perché c’è un potere d’acquisto maggiore per quanto riguarda il cibo, rispetto al Perù. Due anni fa, mia moglie Roxana è dovuta tornare a Lima per rinnovare il permesso di soggiorno; durante quel periodo sono dovuto rimanere a casa per poter guardare le mie due bambine,ancora troppo piccole per stare sole. Ho perso il lavoro, non sono stato più in grado di pagare l’affitto e così ho perso anche la casa.
Un giorno al bar, mentre mi gustavo una birra, ho incontrato una mia amica che mi ha parlato delle varie manifestazioni che si stavano facendo e dell’occupazione imminente dell’ex fabbrica della Fiorucci.
Da subito io e mia moglie ci siamo mobilitati e fin dal primo giorno siamo membri attivi dell’occupazione.
All’interno di Metropoliz sono diventato quello che si può definire un capomastro e mi arrangio a fare ogni tipo di lavoro necessario. Mi sono dedicato allo smantellamento del ferro all’interno della fabbrica insieme agli occupanti rumeni. Con questa attività, e con quella di muratore nella costruzione delle case di alcuni abitanti della neo città, sono riuscito a mettere da parte tutti i soldi che mi servivano per comprare i materiali necessari a costruire la mia casa. Infatti per ora, vivo con la mia famiglia in una stanza di uno stabile condiviso con una famiglia italiana e alcuni ragazzi eritrei, in una situazione di convivenza che mi è nuova. Infatti noi abbiamo abitato sempre da soli prima di trovarci immersi in questa realtà. Ci è stata assegnata da poco una nuova sistemazione.
Adesso i lavori a casa mia sono fermi perché mi sono infortunato durante il lavoro di smantellamento del ferro e devo aspettare di guarire per poterli ricominciare.
Mia figlia Gina mi chiede spesso quando potrà avere una stanza tutta sua.
Gina, che ha 7 anni, frequenta una scuola elementare vicino Cornelia, che ora le rimane molto distante da Metropoliz. Io e Roxana non abbiamo voluto trasferirla per non separarla dai vecchi amici, anche se per arrivare in orario a scuola Gina si deve alzare alle sei e trenta del mattino.
Mi aspetto che a Metropoliz venga creato uno spazio dove poter far giocare i bambini senza che corrano dei rischi e di crearmi un luogo dove poter godere di un po’ di privacy con la mia famiglia.