sabato 20 novembre 2010

Domani, di tanto rumore, non rimarrà che una fotografia (di Flavio Graviglia)

Tendenzialmente l’idea del reportage fotografico viene associata ad un’opera documentaria venendosi così a formulare attraverso la lettura dell’immagine la relazione che intercorre tra la fotografia e la realtà;
fotografo il tentativo di riqualificare una fabbrica occupata per documentare l’opera che si sta compiendo, forte del fatto che quelle immagini potranno essere usate come strumenti comunicativi.

Questo pregiudizio che tende ad assegnare alla fotografia un ruolo di documento oggettivo di ciò che viene rappresentato è prevalentemente falso.
La fotografia non dimostra mai un fatto, si limita a mostrare un avvenimento. Dunque il ruolo che possiamo conferirgli non è certo quello di testimonianza, ma di racconto: fotografia è narrazione.

Se da un lato la realtà non è così come appare, ma come vogliamo raccontarla, dall’altro il testo che l’immagine ci propone dipende esclusivamente dalla persona che lo legge.
Del resto, nessuno potrebbe riuscire a scindere quali sono gli scatti effettivamente reali e quelli che avrei potuto produrre mettendo in posa i soggetti fotografati. Di conseguenza dalla sua lettura non possiamo trovare un significato ontologico dell’evento rappresentato, dobbiamo fermarci alla sua rappresentazione fenomenologica, alle sensazioni che l’immagine ci propone, all’epifania dei sentimenti che ci vengono trasmessi.

Paradossalmente, dal punto di vista fotografico, non ci interessa se all’interno di Metropoliz si è lavorato bene o se, di contro, si è sbagliata ogni cosa; ci importa non la qualità del lavoro ma il gesto che il lavoro ha prodotto e, dunque, l’emozione che riusciamo a far suscitare allo spettatore a cui la fotografia è mostrata.
L’immagine diviene un veicolo puramente comunicativo, dove la comunicazione migliore non va ricercata nella verità, ma in uno strumento che allude ad una verità, al fine di trascinare il lettore verso quei sentimenti che tentiamo di rappresentare.

Il suo ruolo è così d’impatto, puramente estetico, superficialmente cinico.
Finendo per cercare nei contesti sociali più degradati la ricerca della lacrima, l’umanità in un sorriso, l’intensità di un grido.
Gesti, visi, sguardi, si perderanno nella nostra memoria. Mutata la fabbrica, nessuna cosa avrà più luogo, delle case oggi abitate sino agli spazi con fatica riqualificati, delle amicizie nate e delle realtà scoperte; domani, di tanto rumore, altro non rimarrà che una fotografia.

5 commenti:

  1. ciao Flavio,

    il saggio è davvero eccellente. Il paradosso che proponi è proprio quello che speravo raccontassi... Non verità oggettive, non testimonianze, ma 'allusioni' a una verità che si sublimano in atti (cito le tue parole) "puramente estetici, superficialmente cinici". Sei sicuro però che rimarrà solo una fotografia? A diaspora avvenuta sarà possibile trovare altre tracce (magari anche fisiche?)

    Fantastico, grazie per questa bella pagina.
    Giorgio

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  2. Flavio? Ma le foto? Ce le fai avere in qualche modo? Secondo me l'ftp sarebbe la cosa migliore, ma anche flickr...
    Grazie,
    Valeria

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  4. ho creato una pagina flickr di Metropoliz dove potete scaricare le foto che preferite.

    http://www.flickr.com/photos/graviglia_metropoliz/sets/72157625452999202/


    (Per farlo cliccate con il tasto destro sull’immagine
    _visualizza tutte le dimensioni_grande;
    vi salvate la foto o ve la scaricate con l’apposito tasto).

    Presto posterò le foto fatte durante gli altri giorni.


    In alternativa quando mi incontrate all’università vi passo la cartella con le foto,

    saluti,
    Flavio

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  5. caro flavio
    mi sono immediatamente tuffata nello slide show del flicker
    e le tue immagini hanno iniziato a riverberarmi dentro....
    come se avessi vissuto con voi quei momenti...
    intensi....
    é vero che a volte resta SOLO una foto
    ma é anche vero che a volte quella foto riassume proprio TUTTO
    mi viene in mente IL BACIO del tuo collega cartier-bresson.......!!!!
    grazie...
    betta

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